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Arriva Chrome, il browser targato Google.

DA CORRIERE.IT DEL 2 SETTEMBRE 2008

SAN FRANCISCO – Arriva il browser di Google: il colosso di Mountain View presenta infatti Google Chrome. La conferma è arrivata dopo che in Rete si era diffuso un fumetto (guarda) che spiega, abbastanza nel dettaglio, come sarà il software che sfiderà Internet Explorer e Firefox. Nel giro di poche ore, la stessa Google ha confermato la notizia. «Lanceremo la versione beta di Chrome in oltre 100 Paesi – si legge nel blog ufficiale di Google – Crediamo che questo possa aiutare l’innovazione sul web. Tutti noi passiamo molto del nostro tempo dentro un browser. Facciamo ricerche, chattiamo, spediamo e-mail, facciamo acquisti, leggiamo notizie, ci teniamo in contatto con gli amici. Ma ci siamo resi conto che il web si è decisamente evoluto, passando da semplici pagine di testo ad applicazioni sempre più interattive che necessitano un ripensamento completo del concetto di browser».
CARATTERISTICHE – Ma come sarà Chrome? Quelli di Google promettono una più rapida e veloce navigazione su Internet: il browser dovrebbe differenziarsi in modo netto dagli altri concorrenti. Tra l’altro, sarebbe “open source”, ovvero modificabile dalla comunità di sviluppatori.
RIVALI – La mossa appare rischiosa per Google, che si mette in competizione diretta con il browser targato Microsoft, vale a dire Internet Explorer. Sebbene da lungo tempo circolassero indiscrezioni su un possibile browser targato Google, la società fino ad ora aveva preferito concentrarsi sulle applicazioni Web, cercando di competere con Microsoft solo in modo indiretto.

Scarica la versione Beta di Google Chrome.

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Pagare on line non fa più paura

DA TGCOM.IT DEL 30 LUGLIO 2008

Soddisfatto il 98% degli italiani. Cade lo stereotipo che vuole gli italiani restii ai pagamenti on line. Secondo una ricerca di Netcomm e Gfk Eurisko, il 98% degli italiani è soddisfatto dei sistemi di pagamento on line e solo il restante 2% giudica mediocri tali servizi.
Già nel 2007, secondo l’osservatorio Netcomm, ben l’80% dei pagamenti era stato effettuato contestualmente all’acquisto on line, utilizzando carte di credito tradizionali, prepagate e Paypal.

Nella rilevazione di quest’anno, il 69% degli intervistati ha dichiarato di aver pagato l’ultima compera in rete con sistemi di pagamento elettronico. La regina delle carte di credito utilizzate è la prepagata, usata negli ultimi 12 mesi dal 38% dei compratori del web e posseduta dal 76% degli interpellati.

Scendendo più nello specifico in tema di qualità dei servizi di pagamento in rete, del 98% che si dichiara soddisfatto, il 23% dei consumatori giudica ottimo il servizio, il 43% ritiene sia molto buono e il 29% pensa sia buono.

“Il problema della mancanza di fiducia nei sistemi di pagamento on line da parte degli internauti è un falso mito”, afferma Roberto Liscia Presidente di Netcomm. “Come tutti i falsi miti però sono duri a morire e, anche se i dati che leggiamo da questa ricerca ci fanno ben sperare per quanti il commercio elettronico lo conoscono e l’hanno sperimentato, rimane il problema di convincere chi non l’ha mai provato”.

Liscia tranquillizza sulla questione sicurezza dei pagamenti, la vera preoccupazione dei clienti. “La verità – dice – è che la maggior parte dei siti di eCommerce già adotta regole addirittura più ferree rispetto agli stessi standard imposti dalla legge. Paradossalmente se uno utilizzasse la propria carta di credito solo on line, allora sarebbe impossibile farsi frodare con questo strumento di pagamento”.

Se è vero, come afferma Liscia, che l’e-commerce ha una diffusione ancora limitata dai preconcetti, è vero anche che la sua è un lenta, ma costante espansione che va avanti da quasi un decennio e che oggi, come lo stesso Liscia dichiara, può contare 5 milioni di acquirenti on line.

L’indagine sull’e-commerce è stata realizzata sulla base di 1000 interviste personali domiciliari (CAPI), tra persone rappresentative degli utenti di internet, mentre la ricerca sul gradimento dei sistemi di pagamento on line è invece, stata realizzata intervistando (sempre con tecnica CAPI) 400 utenti della rete che avessero effettuato almeno un acquisto on line.

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Midori, il nuovo S.O. Microsoft

DA WEBNEWS.IT DEL 31 LUGLIO 2008

Sono stati resi noti i primi dettagli su Midori, sistema operativo Microsoft di prossima generazione. Si tratterà di un OS Internet-centrico con architettura asincrona, ottimizzata per l’utilizzo di più risorse in parallelo, sia locali che remote. SD Times è riuscita ad ottenere l’accesso alla documentazione inerente il progetto Midori, vociferato sistema operativo con cui Microsoft intende rompere definitivamente ogni legame con Windows. Midori quindi esiste e si prospetta un OS Internet-centrico e basato prevalentemente sull’idea di sistemi connessi.Quando i progettisti Microsoft hanno lavorato alla creazione della prima versione di Windows, il mondo informatico era molto differente dall’attuale: Internet non era certamente ciò che oggi siamo abituati ad utilizzare e il classico utente Pc aveva a disposizione solamente la propria singola macchina. Al giorno d’oggi invece gli utenti utilizzano apparecchiature multiple, sfruttano e condividono risorse remote, lanciando applicativi e servizi sia locali che remoti; Windows, così come è stato sviluppato ben 20 anni or sono, rischia di divenire quindi presto obsoleto.
Midori rappresenterà quindi il punto di rottura con i sistemi Windows e sarà realizzato con una architettura asincrona, ottimizzata per l’utilizzo di più risorse in parallelo (sia locali che distribuite), e con una gestione dinamica delle risorse e dei consumi. Al fine di distribuire le applicazioni in modo più efficiente, il nuovo OS introdurrà un modello in grado di astrarre i dettagli delle macchine fisiche e dei processori e conosciuto con in nome di Asynchronous Promise Architecture. Il nuovo modello aiuterà inoltre gli sviluppatori a scrivere applicativi in grado di utilizzare in modo sicuro ed efficiente un maggior numero di thread hardware rispetto a quanto risulta possibile attualmente.
A differenza dei sistemi Windows, Midori sarebbe studiato per essere diviso in componenti sia dall’inizio, permettendo così di ottenere i massimi benefici, sia a livello di performance che di sicurezza. Il sistema sarò composto da due livelli di kernel: un microkernel pensato per controllare l’hardware e un altro pensato per gestire le funzionalità del sistema operativo.
Al momento non è stata fissata alcuna data di rilascio del nuovo prodotto, inteso allo stato attuale come semplice progetto di ricerca.

DA CORRIERE.IT DEL 31 LUGLIO 2008

Microsoft studia Midori, il software che manderà in pensione Windows.
Il nuovo prodotto potrebbe diventare il primo sistema operativo virtuale della casa di Redmond
MILANO – Il nome in codice è Midori. E dovrebbe diventare il futuro sistema operativo di Microsoft. Quanto futuro non è chiaro. Ma probabilmente ci vorranno almeno 5 anni, se si pensa che per il 2010 è prevista l’entrata in scena del successore di Vista.
RIVOLUZIONE CONCETTUALE – Questa volta però il salto dell’azienda di Redmond non verrà valutato solo in termini di prestazioni, ma sarà soprattutto concettuale. Midori dovrà mettere fine a tutti quei problemi che attualmente affligono Windows, come la sicurezza, la gestione delle applicazioni, i problemi sulle estensioni, i plug-in, i driver. Secondo quanto riferisce la rivista Computerworld infatti Midori sarebbe un sistema che, per la prima volta, abbraccerebbe la virtualizzazione, avrebbe sostanzialmente un core internet centrico, vale a dire basato sull’idea di componenti tra loro interconnessi in grado di eseguire processi software isolati. In pratica si abbraccerebbe l’idea di trasformare il sistema operativo in un hypervisor o virtual machine monitor, il componente centrale e più importate di un sistema basato sulle macchine virtuali. La virtualizzazione è la tecnologia emergente che sembra raccogliere interesse soprattutto da parte delle aziende, che permette ad un server di gestire diversi sistemi operativi andando ad emulare le istanze dei sistemi operativi “ospiti”; questo agevola il mantenimento di un insieme di applicazioni su un singolo server e con un maggior livello di affidabilità. L’hypervisor è il componente chiave per un sistema basato appunto sulla virtualizzazione. Non più quindi un unico grande programma implementato su una sola macchina, ma un insieme di istruzioni che permette ad accedere di volta in volta ai software necessari presenti su server dedicati.

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